Venerdì 24 marzo 2017

23 Marzo 2017 Commenti chiusi

Punta de billete

10 Gennaio 2017 Commenti chiusi

Sant'efisio 13 gen17- La pagina fb dell’evento.
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“Il mercante Bartolomeo Fores e l’istituzione della prima processione in onore di Sant’Efisio a Cagliari (15 gennaio 1564)”.
E’ il titolo dell’iniziativa che “I ragazzi di Palabanda – Is piccioccus de Palabanda” organizzano in collaborazione con gli abitanti e le associazione del Quartiere di Stampace, per venerdì 13 gennaio p.v., con inizio alle ore 17.30 presso la Chiesa di Santa Restituta, piazzetta Santa Restituta.
Parleranno Roberto Porrà e Nicola Settembre, autori del saggio in argomento, pubblicato sull’ultimo numero di Theologica & Historica, rivista della Facoltà Teologica della Sardegna.

Auguri

22 Dicembre 2016 Commenti chiusi

presepio piazza Jenne 1Auguri buone feste 16-17
Logo_Aladin_Pensieroaladin-lampada-di-aladinews312sardegnaeuropa-bomeluzo3-300x211Sardegna-bomeluzo22sedia-van-goghdemocraziaoggiGLI-OCCHIALI-DI-PIERO1-150x1501413
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Impegnati per il NO

15 Ottobre 2016 Commenti chiusi

Sa die

26 Aprile 2016 Commenti chiusi

ZONA FRANCA e PUNTO FRANCO DOGANALE a CAGLIARI

8 Febbraio 2016 Commenti chiusi

zona-ffanca-e-punto-franco-CCC E’ il tema dell’incontro-dibattito organizzato da Cagliari Città Capitale per mercoledì 10 febbraio, con inizio alle ore 17.30, presso la sala Search del Comune, Largo Carlo Felice 2. All’evento moderato dalla giornalista Alessandra Addari, interverranno Roberto Mirasola di Cagliari Città Capitale, l’ex deputato Pietro Maurandi, Marco Sini, l’economista Gianfranco Sabattini e il direttore di Aladinews Franco Meloni. Dopo il dibattito, concluderà gli interventi Enrico Lobina, candidato Sindaco di Cagliari Città Capitale.
- La pagina fb dell’evento.

Le ragioni dell’agricoltura sociale urbana

3 Febbraio 2016 Commenti chiusi

cava-Monteurpinu
di Paolo Erasmo*

Chi per hobby, chi per necessità, chi per ragioni ecologiste, gli Italiani riscoprono la terra e i suoi prodotti. Ed è così che l’agricoltura urbana sociale sta diventando un fenomeno sempre più diffuso, al punto che le superfici dedicate “ agli orti urbani” sono triplicate in soli 3 anni, trasformando una pratica individuale in una strategia destinata a determinare insieme alle politiche relative ai trasporti e all’ambiente, la sostenibilità delle città future.

Sotto l’etichetta di agricoltura urbana possono rientrare esperienze differenti, a cominciare dagli orti urbani, spazi destinati alla coltivazione ricavati da aree del verde pubblico e assegnati dai Comuni in comodato ai cittadini, che oltre a fornire prodotti per il consumo familiare concorrono spesso a preservare le aree verdi, tra le aree edificate perlopiù incolte e lasciate nel degrado. Le modalità di assegnazione variano in base alle scelte dei singoli enti, ma il funzionamento è generalmente abbastanza semplice: il bando per l’assegnazione degli appezzamenti viene pubblicato online, si fa domanda e si ottengono i propri metri quadri di verde. La crescita del fenomeno ha indotto infatti le amministrazioni comunali a dotarsi di una regolamentazione comunale per l’assegnazione e la gestione degli orti. Ma proprio per armonizzare la legislazione in materia e creare una rete tra i Comuni italiani, nel 2008 Anci, Italia Nostra e Res Tipica hanno siglato un protocollo d’intesa – rinnovato lo scorso anno – con l’obiettivo di promuovere il “progetto nazionale orti urbani”, al quale hanno già aderito numerosi Comuni.

La coltivazione di suolo pubblico non si limita alle aree specificatamente dedicate ma, nei casi più “intensivi”, può essere estesa anche agli spazi urbani marginali, come aiuole, sponde dei fiumi, margini ferroviari, spesso per iniziativa dei cittadini, senza cioè che vi sia una concessione riconosciuta dall’ente pubblico. Accanto agli orti urbani realizzati su spazi pubblici, sono sempre più numerose le aree che i privati destinano ad “uso coltivazione” nei cortili e sui balconi delle abitazioni, dove gli ortaggi prendono il posto di rose e piante ornamentali. Infine, crescono gli orti con una funzione riabilitativa, come gli orti delle case circondariali, aree alternative per il reinserimento nel mondo del lavoro dei detenuti; gli “orti-scuole”, aree per attività didattico-educative per i ragazzi di scuole di ogni ordine e grado; gli orti destinati all’ortoterapia, attività di giardinaggio e orticoltura a supporto di programmi riabilitativi per persone diversamente abili.

Le ragioni della diffusione dell’agricoltura urbana sono molteplici, alcune affondano le proprie radici nei cambiamenti socio-culturali avvenuti negli ultimi 15 anni, altre nei benefici più immediati che essa è in grado di generare. Ci sono innanzitutto motivazioni ambientali: riduzione della CO2, tutela della biodiversità e promozione di uno sviluppo urbano ecosostenibile, volto ad inserire più “verde” nelle aree cittadine. Ma anche una crescente attenzione alla salute e alla qualità nel cibo, grazie alla possibilità di coltivare, e quindi controllare direttamente, ciò che si mangia – l’“apoteosi” del biologico. Ed un ritrovato amore per la terra e la sua concretezza. Nulla di banale dunque, la possibilità di auto-produrre frutta e verdura o acquistarla a costi ridotti può alleggerire notevolmente il carico di spese alimentari.

Ma queste esperienze hanno anche importanti risvolti sociali. L’agricoltura urbana è un elemento che si inserisce direttamente nell’ambito dello urban design, delle funzioni del verde pubblico, dei vuoti urbani da riempire, oltre che un modo per riqualificare aree urbane degradate o abbandonate. In questo senso basta guardare ai Paesi in via di sviluppo, dove la pratica agricola comunitaria viene impiegata in progetti di sviluppo locale volti a integrare il mondo urbano e quello rurale, dando ai cittadini l’opportunità di accedere al cibo per autoconsumo, alimentarsi in modo sano a costi accessibili.

Non solo. Gli orti sociali possono divenire veri e propri spazi di aggregazione dove fare incontrare fasce sociali e generazionali differenti, oltre che uno strumento per inserire il cittadino nell’ambiente in cui vive, trasformandolo in un cittadino attivo. Lavorando concretamente su uno spazio, infatti, questo percepisce il terreno come bene comune che va salvaguardato e tutelato e grazie al contatto con la terra, si crea quel legame col territorio in grado di sprigionare nuove idee per pensare alla città e viverla. Certo, agricoltori non ci si improvvisa, per questo nascono corsi di formazione sulle tecniche di coltivazione. Le Associazioni ,fanno da collante tra la coltivazione diffusa, per riscoprirne le funzioni sociali, culturali e produttive. Il programma è semplice e accompagna le lezioni teoriche con sperimentazioni pratiche.

Fatte queste premesse, è evidente come il cibo sia strettamente funzionale alla vita della città. In realtà lo è sempre stato: non a caso in passato per conquistare una città la si isolava, affamandola. L’agricoltura urbana, pur se a intermittenza, è stata vitale in periodi di crisi economica e sociale, dopo i disastri ambientali o durante i conflitti. Dopotutto è impossibile immaginare città del futuro senza immaginare le strategie e i canali che utilizzeranno per nutrirsi. Per questo motivo è più che mai urgente che gli amministratori delle città riconoscano l’importanza del tema e lo collochino al centro del dibattito politico.

Ancora non esiste una mappatura precisa che ci consenta di quantificare il fenomeno, ma le cifre disponibili ne confermano una rapidissima espansione, iniziata negli anni ’70 ed accelerata soprattutto negli ultimi 15 anni. Un’analisi della Coldiretti su dati Istat rileva che nel nostro Paese gli orti urbani nel 2013 sono triplicati rispetto al 2011, salendo da 1,1 a 3,3 milioni di metri quadrati di terreni di proprietà dei Comuni. Il tutto con un’alta variabilità territoriale: se a livello nazionale circa il 50% delle amministrazioni comunali capoluoghi di provincia nel 2013 ha messo a disposizione orti urbani per la cittadinanza, esiste una forte polarizzazione regionale con la percentuale che sale all’81% nelle città del Nord (oltre che a Torino, superfici consistenti sono dedicate anche a Bologna e Parma, entrambe intorno ai 155.000 metri quadrati), mentre meno di due città capoluogo su tre al Centro Italia hanno orti urbani e nel Mezzogiorno sono presenti solo a Napoli, Andria, Barletta, Palermo. Secondo Istat, sarebbero invece 21 milioni gli Italiani che stabilmente o occasionalmente coltivano l’orto e curano il giardino.

Oggi in Sardegna ci sono già delle realtà che si stanno affermando nel percorso degli “orti Urbani” realtà importanti ci sono nelle città di Oristano e di Olbia oltre che Nuoro; in quanto hanno saputo cogliere l’opportunità di in bando regionale del 2012, che finanziava con 50.000 euro ogni singolo progetto; opportunità che la Capitale della Sardegna Cagliari, non ha potuto ho voluto cogliere. Mentre nell’aria vasta di Cagliari i Comuni di Selargius Monserrato sono già in una fase avanzata e a breve partiranno con i Bandi per le assegnazioni degli orti. Naturalmente rispetto alla richiesta crescente da parte dei cittadini di avere dei lotti coltivabili gli spazi disponibili non sono sufficienti; nella Città di Cagliari al momento ci sono solamente delle iniziative di alcuni cittadini organizzati in Associazione che sperimentano in spazi privati il percorso degli “orti urbani “ in attesa che il Comune di Cagliari possa dotarsi di un regolamento e di uno spazio per realizzare gli “orti urbani “ almeno come progetto pilota.

Nella città di Cagliari e nella sua area vasta gli spazi per realizzare “orti Urbani” non mancano basta pensare alle ex Servitù Miliari di Monte Urpinu e Cala Mosca, oltre agli ampi spazi del parco di Molentargius dove tra l’altro si potrebbe utilizzare l’acqua riciclata del depuratore di “is Arenas “ infatti esiste un progetto già finanziato del Comune di Cagliari per il riutilizzo delle acque depurate; ma il comune di Cagliari ha deciso di utilizzarne solo una piccola parte di quell’acqua, in quanto il progetto ha previsto solamente la possibilità di innaffiare esclusivamente i parchi cittadini, preferendo continuare a ”buttare“ al mare il resto.

Considerando che nel parco di Molentargius si affacciano oltre la città di Cagliari anche Quartu Sant’Elena Selargius Monserrato e Quartucciu si potrebbe realizzare il “Borgo Agricolo“ dove iniziare un percorso di agricoltura naturale e sostenibile che oltre agli orti urbani preveda anche l’agricoltura quale strumento di inclusione sociale e inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati; compresi i “migranti“ che circolano per le vie della città e all’ingresso delle attività commerciali oppure nei parcheggi dei mercati cittadini. Considerato che la Sardegna importa circa 80% dei prodotti alimentari che si consumano sarebbe un passo importante per la riconversione di territori abbandonati oltre che un importante inserimento lavorativo per tanti cittadini espulsi dal mercato del lavoro. Inoltre consentirebbe un’alimentazione sana con cibi controllati che porti al consumo consapevole del prodotto, dal luogo di produzione a quello di consumazione il “cosiddetto “ prodotto a KM Zero non come annunciato in tanti slogan, ma come fatto effettivo.

*Paolo Erasmo è socio fondatore dell’associazione Agriculture

- See more at: http://www.manifestosardo.org/le-ragioni-dellagricoltura-sociale-urbana/#sthash.nsjK9zcb.dpuf – Anche su Aladinews.

In margine al convegno sull’export dell’agroalimentare sardo

16 Dicembre 2015 Commenti chiusi

WORKSHOP AGRIFOOD 16dic15Dialogo immaginario sulla scena del Convegno sull’export sardo dell’agroalimentare. Protagonisti Francesco Pigliaru presidente della Regione e Paola Piras commissaria straordinaria della Camera di Commercio di Cagliari. Il presidente in un momento di pausa del Convegno incrocia la commissaria e visibilmente alterato le dice: “Paola, ma che cazzo stai combinando in Camera di commercio?” La commissaria intimidita e contrariata: “Perché Francesco, cosa ho fatto di male?”. Francesco: “Hai chiuso il Laboratorio chimico-merceologico della Sardegna! Non hai sentito in questo Convegno che non si esporta nulla all’estero se non formalmente certificato. E il Laboratorio proprio questo faceva!”. “Ma Francesco ho dovuto farlo per almeno due motivi: 1) perché la testa politica era fatta da incompetenti e 2) costava veramente troppo”. “Ma, allora” – chiosa il presidente, nel mentre calmatosi: “Con questo ragionamento dovremmo chiudere anche la Regione!”.
Il dialogo è davvero immaginario. La verità è 1) che la commissaria non c’era e 2) che il presidente non fa queste correlazioni. Ogni commento è autorizzato!
foto agri 1
foto di Aladin Pensiero.

Nuovo modello organizzativo per l’agricoltura sarda. Le proposte Cisl riguardano Argea, Agris e Laore

28 Agosto 2015 Commenti chiusi

Agricoltura, Cisl: “Subito riforma agenzie”. In pista anche workshop
Su SardiniaPost 28 agosto 2015 Economia, Politica

Un tavolo sì, ma di cambiamento. Ed un workshop di idee per far decollare il progetto di riforma sulle Agenzie agricole e di ricerca in vista del Piano annunciato dalla Giunta regionale. Sono le proposte presentate dalla Cisl-Fp. “Occorrono scelte politiche – ha spiegato Sergio Palmas, Cisl Laore, questa mattina in conferenza stampa – non dirigenziali”. Per il sindacato si deve avviare un percorso di stimolo per contribuire positivamente alla realizzazione del nuovo modello. Le proposte riguardano Argea, Agris e Laore. Secondo la Cisl, in attesa della riforma, la situazione sta peggiorando: “Per le Agenzie agricole – spiega il sindacato – e della ricerca centralizzare attività e servizi, e quindi allontanarsi dal territorio e dalle campagne, è una scelta nefasta e devastante. Illogica e per niente moderna”. Un invito diretto al presidente della Regione. “Pigliaru – ha aggiunto Palmas – prendi in mano la situazione senza farti condizionare da nessuno”. La riforma dovrebbe partire dal prossimo ottobre. Per la Cisl una partita importante: “Mentre i giovani tornano alle campagne il supporto pubblico non è sintonizzato con queste evoluzioni. Anzi si contorce in teorie superate e che la Giunta sembra subire”. “la definizione di una razionale struttura organizzativa – sottolineano i rappresentanti dei lavoratori – per una amministrazione complessa come quella delle Agenzie richiede un attento studio condotto con tecniche e metodi che consentano una analisi dei costi e dei benefici delle diverse ipotesi possibili”. Una battaglia che entrerà nel vivo in autunno: in ballo c’è il futuro delle campagne dell’isola.

Terra persa

4 Luglio 2015 1 commento

land grabbing in sardegnaQuesto breve documentario racconta la corsa alla terra n_Terra-Persa-A3_15_web3e l’abuso che questa subisce in Sardegna. Le ragioni delle proteste dei comitati. La pagina fb dedicata.
Questo breve documentario racconta la corsa alla terra e l’abuso che questa subisce in Sardegna. L’isola è colonizzata da operazioni speculative che tolgono una parte consistente del territorio della regione all’agricoltura. Basi militari, wind farms, impianti fotovoltaici e termodinamici realizzati senza alcun rispetto per il territorio e in evidente antagonismo con le comunità locali. Il racconto filmico dà spazio alle voci dei comitati di protesta che combattono, in tutta l’isola, contro quest’aggressione spudorata. Le persone coinvolte nelle proteste argomentano le proprie ragioni con cognizione di causa, passione, amore. E la Sardegna, ferita, riesce a svelarci ancora angoli naturalistici d’imparagonabile bellezza.

Il documentario è stato realizzato all’interno del progetto “Apriti Sesamo” finanziato dalla Cooperazione italiana allo sviluppo – Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Tutte le informazioni sul documentario Prosegui la lettura…