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21 Giugno 2013 20 commenti
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Il paesaggio zootecnico della Sardegna, un bene da tutelare

21 Giugno 2013 780 commenti

di Giuseppe Pulina | tutti gli articoli dell’autore su Sardegnademocratica

campagne sarde

Il paesaggio, definito dalla Convenzione Europea del Paesaggio (2000) come “una determinata parte del territorio, così come percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dallo loro interrelazioni”, è una risorsa primaria della Sardegna. Il paesaggio zootecnico, essendo quello più diffuso e caratterizzante il territorio rurale dell’Isola (si stima che oltre il 70% del regione ricada sotto questa tipologia),  acquisisce un valore culturale speciale e rappresenta risorsa economica basilare e aspetto essenziale del quadro di vita delle popolazioni rurali,  delle identità e delle diversità locali. La Sardegna è forgiata dal paesaggio zootecnico, definendosi quest’ultimo come  “il paesaggio tipico delle aree rurali dove l’attività agricola è, per motivi ambientali, sociali e/o economici, prevalentemente o esclusivamente costituita  da sistemi di allevamento basati sull’utilizzo di prati o di pascoli” (Ramanzin et al. 2009).
Gli elementi agroecosistemici costitutivi del paesaggio  zootecnico sardo sono i pascoli permanenti (o praterie) e i Meriagos (detti anche pascoli arborati), in cui prevalgono gli ovini, e i cespugliati utilizzati prevalentemente dai caprini, ma anche dai bovini rustici.
I pascoli permanentemente inerbiti, straordinario serbatoio di biodiversità e componenti essenziali del mosaico paesaggistico dell’Isola, occupano circa 1 milione di ha. La loro diffusione dipende dalla grande importanza che l’allevamento ovino da latte ha in Sardegna. Le pecore da latte, infatti, hanno un comportamento alimentare da “grazers” in quanto sfruttano con grande efficienza il piano erbaceo (che costituisce il 90% del consumo alimentare annuo), ma non sono altrettanto efficaci su arbusti e alberi. Anche se è difficile da credere,  i pascoli sono superfici artificiali (seppure interbite naturalmente) in disequilibrio con il clima mediterraneo e la pedologia dell’Isola: se non utilizzata razionalmente, infatti, la vegetazione tende ad evolvere verso la macchia e la macchia-foresta, nel caso di sotto pascolamento, o verso la desertificazione, in caso di sovra pascolamento. Il pascolamento degli ovini da latte e dei bovini con carichi commisurati alla produttività del pascolo e al tipo del suolo è, pertanto, il principale veicolo per il mantenimento di queste superfici. Sono tuttavia da consigliare anche altre cure agronomiche, quali il decespugliamento meccanico e lo sfalcio da effettuarsi a cedenza periodica, al fine del mantenimento delle cotiche nelle migliori condizioni.
I Meriagos (dall’etimo sardo meriàgu che indica un luogo ombroso, ma anche un grande albero a fisionomia tipica con chioma espansa, che protegge il bestiame dal sole estivo) sono il confine fra prateria e foresta. Queste formazioni, indicate con le dominazioni di Dehesas in Spagna e di Montados in Portogallo, dominano uno dei paesaggi più caratteristici del Mediterraneo costituiti da praterie alberate, caratterizzate da densità di 40-120  alberi ad ettaro,  già compresi tra gli habitat comunitari di cui alla Direttiva CE 43/92.
Con il termine plurale (Meriagos) denominiamo in Sardegna i paesaggi caratterizzati da diversi grandi alberi a fisionomia tipica, anche in relazione a vari toponimi sparsi nel territorio isolano che sicuramente si riferivano a queste formazioni (Ronchi e Pulina, 2013). .
Il principale problema che affligge i Meriagos, che rappresentano circa un terzo dell’intera area forestale dell’Isola (circa 350.000 ha), è  la loro conservazione: oggi purtroppo è evidente che il piano arboreo (grandi alberi forestali) sta diventando largamente  insufficiente ad assicurarne il mantenimento in quanto si rileva una profonda alterazione della rinnovazione degli alberi forestali (semenzali, ricacci, giovani polloni). Le cause principali della degradazione sono da ascrivere alle lavorazioni profonde, agli incendi e al sovra pascolamento. Un aspetto particolare riguarda, inoltre, la recrudescenza degli attacchi di Lymantria dispar, lepidottero defogliatore del piano arboreo  che non é più limitato dal parassita naturale Blepharipa pratenis dittero tachinide  che sverna al livello del suolo per buona parte dell’anno allo stadio di pupa. La rimozione della lettiera di foglie sotto la chioma con le aratura e gli incendi crea condizioni sfavorevoli alla sopravvivenza di questo utile insetto (Luciano et al., 1985, 1986).
Per quanto riguarda i caprini, occorre premettere che essi presentano un comportamento alimentare da “browsers” (~50% della razione annualmente assunta al pascolo è costituita da essenze legnose) per cui i comprensori nei quali prevale questo tipo di allevamento sono caratterizzati da un paesaggio a macchia mediterranea (mattoral). Le superfici coperte da queste formazioni, interessate dall’esercizio delle attività zootecniche, raggiungono in Sardegna i 250.000 ha.  In queste aree il pascolamento degli ungulati domestici rappresenta, se non l’unica, la principale modalità di utilizzazione economica:  la macchia fornisce, infatti, risorse foraggere  tutto l’anno, in particolare in estate costituendo dal 20 al 70%  della razione alimentare.
Pensare ad una Sardegna senza zootecnia significa cambiarle i connotati. Un programma di governo che abbia al centro il paesaggio, pertanto, non può fare a meno di considerare le azioni di manutenzione e salvaguardia che gli allevatori che governano i propri animali al pascolo svolgono nel territorio. Oltre alla necessaria prevenzione dagli incendi, i paesaggi zootecnici sardi si difendono con l’incentivazione delle tecniche di coltivazione e utilizzazione razionali delle superfici erbacee, con il riconoscimento dei Meriagos quali tipologie autonome (e non banalmente pascoli arborati oppure superfici silvane a copertura rada) e con la valorizzazione dei cespugliati, oggi relegati al rango di “terreni sporchi” o, peggio, di tare improduttive. Se è vero che l’agricoltura arreda un territorio, è altrettanto vero che la zootecnia arreda la maggior parte di quelli della Sardegna. Salvaguardare il principale paesaggio identitario della nostra Isola senza gli allevatori  e i loro animali sarebbe di fatto impossibile.

Da Sardegnademocratica

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Agenzia Laore, in collaborazione con lo Sportello unico del Parteolla: corso di formazione in agricoltura sociale

5 Giugno 2013 5 commenti
Entro il 10 le domande per il corso di formazione in agricoltura sociale
L’Agenzia Laore organizza, in collaborazione con lo Sportello unico territoriale per l’area del Parteolla, un corso di formazione in agricoltura sociale.
Il corso, rivolto esclusivamente a 25 titolari, dipendenti, soci e coadiuvanti di imprese singole o associate, ha lo scopo di fornire strumenti e metodi utili per promuovere, progettare e realizzare esperienze di agricoltura sociale.
La partecipazione al corso è gratuita. L’inizio delle lezioni è previsto per lunedì 17 giugno 2013. Le date delle lezioni, l’articolazione in moduli formativi e la durata del corso saranno comunicate agli ammessi alla frequenza del corso entro martedì 11 giugno.
Gli interessati dovranno far pervenire le domande di partecipazione entro il 10 giugno 2013tramite fax al numero 070/789607 o via posta o consegna a mano all’Agenzia Laore Sardegna -SUT Parteolla – Loc. Luceri, Z.I.
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Informazione a cura dell’Urp della Presidenza della Regione Autonoma della Sardegna