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Archivio Marzo 2007

PMI: il sistema sardo è in ripresa

30 Marzo 2007 2 commenti


30.03.07 – Attività produttive Piccole e medie imprese, il sistema è in ripresa Il sistema produttivo delle piccole e medie imprese sarde ha ripreso a marciare, dopo il periodo di rallentamento degli ultimi anni. Lo annuncia il XIX Rapporto congiunturale 2006/2007 dell’Api Sarda, presentato questa mattina alla presenza dell’assessore regionale dell’Industria, Concetta Rau, la quale ha sottolineato con soddisfazione l’importanza dei dati positivi che emergono dal documento redatto dal Centro Studi dell’Api. Nel corso del 2006 è cresciuto il numero di Pmi che hanno registrato un fatturato in crescita (il 53%, pari al +5% rispetto al 2005) e, nel contempo, è diminuito il numero di imprese che hanno venduto di meno (si è passati dal 24 al 20%). I livelli produttivi medi sono cresciuti dell’8% (dal 43% del 2005 al 51% del 2006). I maggiori incrementi di fatturato sono stati registrati nel comparto agroalimentare (59%). La nota dolente riguarda l’occupazione: non è aumentata, e l’Api Sarda lo spiega con la prudenza delle imprese associate, le quali tendono a completare gli investimenti e attendono ulteriori segnali di crescita prima di allargare gli organici aziendali.

“Questo Rapporto - spiega l’assessore Rau – ci aiuta a comprendere le criticità e gli umori degli imprenditori. Avverto in loro una certa fiducia nel futuro prossimo. Prima tante imprese avevano la testa altrove e venivano in Sardegna soltanto per beneficiare degli incentivi. Noi invece riteniamo che, per essere competitivi, bisogna puntare su qualità e innovazione”.

Le infrastrutture sono sempre indicate tra i punti critici della Sardegna. “Entro due anni - spiega Rau – completeremo la rete sarda della banda larga e, nello stesso periodo, l’Enel farà gli investimenti richiesti. Non è possibile avere garanzie di competitività industriale, quando la discontinuità nell’erogazione dell’energia elettrica è otto volte superiore all’Emilia-Romagna”.

L’assessore Rau sottolinea anche l’importanza della diffusione capillare degli Sportelli Unici per le imprese, a tutt’oggi aperti in 268 Comuni sardi. “A breve - aggiunge Rau – sarà possibile ricevere online la documentazione, seguire l’iter delle pratiche, consultare la banca dati. Sono i risultati del lavoro svolto dalla Regione in collaborazione con Anci, Formez e associazioni d’imprese. La semplificazione della documentazione si incrocia con la riforma degli incentivi: oggi, infatti, finanziamo più la tecnologia che le opere murarie, mentre in passato la Sardegna era la prima regione in Italia nei finanziamenti in conto capitale. Erano trascurate la tecnologia e l’innovazione. I contratti di localizzazione chiusi alla fine del 2006, per esempio con EutelSat, vanno in questa direzione: puntiamo ad attrarre le imprese che intendono fare investimenti seri, soprattutto nei settori trainanti com’è l’Information technology”.
L’assessore Rau riconosce che c’è ancora tanto da fare. Per esempio, “bisogna calibrare i tempi di finanziamento alle esigenze reali del mercato, altrimenti un progetto rischia di perdere la sua utilità. La competizione è veloce e forte. La Regione punta molto sull’Adventure capital”.
Consulta gli allegati
-Presentazione Rapporto Api Sarda [file.pdf];
-Rapporto Congiunturale Api Sarda [file.pdf];
-Allegato statistico [file.pdf];

Nella foto il presidente di Api Sarda Diego Casu
Riferimenti: Dirinnova Unicafor Unica

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Protocollo d’intesa Unica – Sardegna Ricerche

30 Marzo 2007 Commenti chiusi


Protocollo d’intesa
tra
Università degli Studi di Cagliari, nella persona del Rettore prof. Pasquale Mistretta (di seguito chiamata Università)
e
Consorzio Sardegna Ricerche, Ente della R.A.S. di promozione della ricerca tecnologica e di sviluppo del sistema delle imprese, nella persona del Presidente dott. Giulio Murgia (di seguito chiamato Consorzio)

Premesso che

In data 18 luyglio 2001 era stato stipulato un Protocollo d?Intesa tra Università e Consorzio e si pone l?esigenza di un aggiornamento dello stesso all?attuale stato dell?arte.

Fra gli obiettivi della programmazione regionale nel campo della ricerca e innovazione figurano i seguenti:
- Rafforzare il sistema della ricerca scientifica-tecnologica della Sardegna, migliorando i collegamenti tra la ricerca scientifica e di base ed il sistema imprenditoriale, anche con la finalità di promuovere il trasferimento tecnologico, la nascita di imprese sulla ?frontiera? e l?attrazione di insediamenti high tech.
- Accrescere la propensione all?innovazione di prodotto, di processo ed organizzativa delle imprese sarde.
- Promuovere la ricerca e l?innovazione in settori strategici per l?economia regionale e per la valorizzazione di risorse naturali e storico-artistiche del territorio sardo.

Che le principali linee di intervento in tale settore sono state così individuate:
- azioni promozionali e di sostegno al sistema scientifico al fine di una maggiore cooperazione e capacità di trasferimento delle conoscenze e di una partecipazione alla creazione, crescita, attrazione di imprese;
- azioni volte alla creazione e sostegno di reti di cooperazione e di un sistema informativo per il sostegno della domanda delle imprese e della programmazione regionale;
- azioni promozionali verso le imprese volte da un lato all?emersione del loro fabbisogno tecnologico e dall?altro al loro rapido ed efficace accesso informativo alle opportunità tecnologiche anche attraverso la creazione di reti e utilizzo delle reti esistenti;
- incentivazione delle imprese per l?introduzione di tecnologie di prodotto e processo, con particolare attenzione a quelle di contenuto ambientale e per la realizzazione di progetti in comune con il sistema ricerca;
- interventi integrati (promozione-ricerca-innovazione) in aree a vocazione specifica ovvero con specifici problemi di carattere scientifico-territoriale.

Che la programmazione regionale intende potenziare l’efficacia del sistema della ricerca nel territorio sardo, nel rispetto della delimitazione delle competenze nazionali e regionali, favorendo il coinvolgimento e la partecipazione diretta delle Università sarde nella definizione e attuazione degli interventi regionali a supporto della Ricerca e sviluppo tecnologico.

Che nel nuovo quadro costituito dal riordino del Sistema Scientifico Nazionale e dal riordino di funzioni attinenti la valorizzazione della Scienza e della Tecnologia nei processi innovativi, le Università rivestono un ruolo chiave per:
- lo svolgimento di iniziative concertate Stato-Regione mirate a rafforzare i legami tra Università, Enti pubblici di ricerca ed Attori locali;
- lo svolgimento di interventi anche complementari rispetto a quelli nazionali, principalmente indirizzati a sviluppare la diffusione di conoscenza e l?uso creativo delle tecnologie e ad accrescere l?efficacia del rapporto ricerca-innovazione-sviluppo;
- l’accrescimento della capacità degli attori locali di impiegare al meglio le opportunità offerte dal Sistema Scientifico Nazionale;
- la realizzazione di interventi coordinati PON-POR dei Fondi Strutturali.

Che l’Università nella sua veste di massimo organismo pubblico nel campo della ricerca in Sardegna, e il Consorzio, nella sua veste di ente regionale preposto allo diffusione e produzione dell’innovazione fra le imprese della Sardegna ed alla promozione, sviluppo e gestione del parco scientifico e tecnologico regionale, riconoscono la necessità di realizzare una più incisiva attività di collaborazione, coordinamento e verifica delle iniziative nel settore della ricerca e innovazione tecnologica e di costituire una sede permanente di iniziativa, confronto, indirizzo e valutazione dei programmi, delle strategie e delle attività nel medesimo settore.

Tutto ciò premesso si conviene e stipula quanto segue:

1) Le premesse fanno parte integrante e sostanziale del presente protocollo.

2) Oggetto del presente protocollo è la collaborazione tra le parti finalizzata a rafforzare il sistema della ricerca scientifica-tecnologica della Sardegna e promuovere la ricerca e l?innovazione in settori strategici per l?economia regionale. Più in particolare il presente protocollo d’intesa ha la finalità di favorire lo svolgimento da parte di Consorzio e Università di attività comuni aventi ad oggetto, tra gli altri, i seguenti temi:
a) Realizzazione di iniziative congiunte di Università e Consorzio per la promozione di società e consorzi aventi oggetto sociale coerente con la finalità di promozione della ricerca e dell’innovazione tecnologica;
b) Collaborazione per l?attuazione del Piano Regionale per la ricerca e lo sviluppo tecnologico anche in collegamento con le attività previste dal Programma Operativo Regionale, in particolare per favorire lo sviluppo dei distretti tecnologici e dei centri di competenza;
c) Definizione delle strategie generali e dei programmi del parco tecnologico, con particolare riferimento alle filiere tecnologiche di interesse del parco, per la ricerca applicata, il trasferimento tecnologico ed i servizi innovativi e per l’insediamento nel parco di centri di eccellenza di ricerca e di impresa;
d) definizione di iniziative comuni per attività di alta formazione (master, scuole estive, stages, ecc.) nei settori di interesse strategico del parco
e) Definizione, sperimentazione e messa a regime di un modello di marketing territoriale indirizzato al parco ed ai distretti tecnologici ed alle possibilità di attrarre imprese esterne, basato sulle eccellenze scientifiche e tecnologiche locali;
f) Definizione di iniziative comuni per la creazione di spin off e di start up basati sulla conoscenza scientifica e tecnica;
g) Attivazione congiunta di interventi finanziabili con le risorse previste dal Decreto Legislativo 27 luglio 1999, n. 297.

3) Le parti attueranno la collaborazione oggetto del presente protocollo d’intesa promuovendo in tutte le forme possibili uno stretto raccordo fra il mondo accademico ed il sistema delle imprese ed il migliore utilizzo dei risultati della ricerca, delle risorse scientifiche tecnologiche e finanziarie disponibili per lo sviluppo di processi e prodotti innovativi.

4) In attuazione del presente protocollo d’intesa, viene costituito un Comitato di Coordinamento composto dal Rettore dell?Università, dal Presidente del Consorzio, da due delegati dell?Università e da due delegati di Sardegna Ricerche. Il Comitato si riunisce almeno ogni trimestre, per dare attuazione al protocollo d?intesa, definendo i programmi operativi di interesse comune. Le parti convengono che tutte le iniziative che coinvolgono le due istituzioni saranno sottoposte all?attenzione del Comitato di Coordinamento.

5) Al fine di assicurare la continuità operativa delle attività, il Comitato di Coordinamento individuerà una struttura tecnica paritetica di supporto.

6) In relazione all?analogo protocollo d?intesa con l?Università di Sassari, si conviene che i due comitati di coordinamento si riuniranno congiuntamente non meno di una volta ogni anno con l?obiettivo di pervenire ad un coordinamento complessivo delle politiche e delle attività di ricerca, sviluppo e formazione tecnologica delle tre istituzioni.

7) La durata del protocollo è di tre anni. Le parti hanno diritto di recedere in qualsiasi momento dalla presente intesa in caso di inadempienza delle parti, dandone comunicazione a mezzo di lettera raccomandata.

Università degli Studi di Cagliari ____________________

Sardegna Ricerche ____________________

Approvato dal CdA dell’Università il 27 marzo 2007
Approvato dal S.A dell’Università il 28 marzo 2007

Riferimenti: Dirinnova Unicafor Unica

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Forum 2007 sulla comunicazione universitaria

29 Marzo 2007 3 commenti


FORUM 2007 SULLA COMUNICAZIONE UNIVERSITARIA
Nella Sezione Tematiche>Convegni e corsi del CODAU, è consultabile il programma del Forum che L’AICUN (Associazione Italiana dei Comunicatori d’Università) ha organizzato a Roma nei giorni 16 e 17 aprile 2007, sul tema: La comunicazione da strumento a strategia:”Il Fund Raising e il Bilancio Sociale”
Tematiche > Convegni e corsi
Riferimenti: CODAU

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Prende corpo il Progetto ILONET

29 Marzo 2007 Commenti chiusi


Oggi riunione operativa presso il Ministero dell’Università e della Ricerca (MiUR)per mettere a punto il programma di gestione del progetto sui Liaison Office finanziato con i fondi Pon.
La nostra Università è presente con il Progetto ILONET, insieme alle Università di Sassari (capofila), Genova e Milano Bicocca.
Per il nostro Ateneo presenti il direttore Franco Meloni, la dott.ssa Carla Atzeni e la rag. Valentina Spiga.
Riferimenti: Dirinnova Unicafor Unica

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50 anni dei Trattati di Roma. Dichiarazione di Berlino

25 Marzo 2007 154 commenti


Questo il documento firmato a Berlino da Merkel, Barroso e Poettering
alla presenza di tutti i leader dei 27 Paesi dell’Unione
Dichiarazione di Berlino
ecco il testo integrale

Questo il testo integrale della “Dichiarazione di Berlino” adottata oggi in occasione dei 50 anni dei Trattati di Roma. Il documento è stato siglato a Berlino dal cancelliere tedesco Angela Merkel, presidente di turno dell’Unione, dal presidente della Commissione europea Josè Manuel Durao Barroso e dal presidente del Parlamento europeo Hans Gert Poettering alla presenza di tutti i leader dei 27 Paesi che compongono l’Unione europea.

“L’Europa è stata per secoli una idea, una speranza di pace e comprensione. Questa speranza ha trovato conferma. L’unità europea ci ha portato pace e benessere. Ci ha donato affinità e ci ha fatto superare contrasti. Ogni paese membro ha contribuito a riunificare l’Europa e a rafforzare democrazia e stato di diritto. Dobbiamo ringraziare l’amore per la libertà dei popoli dell’Europa centrorientale se oggi è stata definitivamente superata la divisione innaturale dell’Europa. Con l’unità europea abbiamo tratto le lezioni dalle sanguinose contrapposizioni e dalla storia piena di sofferenze. Oggi noi viviamo insieme come mai era stato possibile prima”, si legge nel preambolo della Dichiarazione, che si conclude con la frase: “Noi cittadine e cittadini dell’Unione europea siamo uniti nella nostra fortuna”.

Seguono tre brevi capitoli:
“I – Noi realizziamo nell’Unione europea i nostri comuni ideali: per noi al centro vi è l’uomo. La sua dignità è inviolabile. I suoi diritti sono inalienabili. Donne e uomini hanno gli stessi diritti.
Noi abbiamo come obiettivo la pace e la libertà, la democrazia e lo stato di diritto, il rispetto reciproco e la responsabilità, il benessere e la sicurezza, la tolleranza e la partecipazione, la giustizia e la solidarietà.

Noi viviamo e operiamo insieme nell’Unione europea in una maniera straordinaria. Ciò si esprime nella convivenza democratica degli stati membri e delle istituzioni europee.

L’Unione europea si basa sull’uguaglianza e relazioni solidali. Così rendiamo possibile un giusto equilibrio di interessi fra gli stati membri.

Noi preserviamo nell’Unione europea l’autonomia e le molteplici tradizioni dei loro paesi membri. Le frontiere aperte e la vivace varietà di lingue, culture e regioni ci arricchiscono. Molti obiettivi li possiamo raggiungere non da soli ma soltanto insieme. L’Unione europea, gli stati membri e le loro regioni e comuni si dividono i compiti.

II – Noi siamo di fronte a grandi sfide, che non si fermano alle frontiere nazionali. L’Unione europea è la nostra risposta ad esse. Solo insieme possiamo conservare anche in futuro il nostro ideale sociale europeo, per il benessere di tutte le cittadine e i cittadini dell’Unione europea. Questo modello europeo unisce successo economico e responsabilità sociale. Il mercato comune e l’Euro ci rendono forti. In tal modo noi possiamo formare secondo i nostri concetti e valori la crescente interdipendenza dell’economia a livello mondiale e la sempre più intensa competitività sui mercati internazionali. La ricchezza dell’Europa è nel sapere e nella capacità delle sue persone: questa è la chiave per la crescita, l’occupazione e la coesione sociale.

Noi combatteremo insieme il terrorismo, la criminalità organizzata e l’immigrazione illegale. I diritti civili e di libertà li difenderemo anche lottando contro i loro nemici. Razzismo e xenofobia non dovranno più avere una chance.

Noi ci impegniamo affinchè i conflitti nel mondo vengano risolti pacificamente e le persone non siano vittime di guerre, terrorismo o violenza. L’Unione europea vuole favorire libertà e sviluppo nel mondo. Noi vogliamo reprimere povertà, fame e malattie. in questo vogliamo anche per il futuro assumere un ruolo guida.

Noi vogliamo andare avanti insieme nella politica energetica e nella difesa del clima, e dare il nostro contributo affinchè venga scongiurato il mutamento climatico.

III – L’Unione europea vive anche in futuro della sua apertura e della volontà dei suoi paesi membri, e al tempo stesso a consolidare lo sviluppo interno dell’Unione europea.

L’Unione europea continuerà a favorire la democrazia, la stabilità e il benessere al di là dei suoi confini. Con l’unità europea è divenuto realtà un sogno delle passate generazioni. La nostra storia ci ammonisce a difendere tale fortuna per le future generazioni. A questo scopo dobbiamo rinnovare di continuo la forma dell’Europa in conformità ai tempi. E per questo oggi, 50 anni dopo la firma dei Trattati di Roma, noi siamo uniti nell’obiettivo di porre l’Unione europea fino alle elezioni del parlamento europeo nel 2009 su una rinnovata base comune. Poichè noi sappiamo: l’Europa è il nostro comune futuro”.

(25 marzo 2007)

Da La Repubblica online 25 marzo 2007
http://www.repubblica.it/2007/03/sezioni/esteri/europa-anniversario/dichiarazione-testo/dichiarazione-testo.html
Riferimenti: La Repubblica online 25 marzo 2007

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QSN. Aperto il confronto formale con la Commissione

24 Marzo 2007 Commenti chiusi


QSN. Aperto il confronto formale con la Commissione
E’ stato inviato il 3 marzo alla Commissione europea il Quadro Strategico Nazionale sulla politica regionale di sviluppo 2007- 2013 (QSN). Con l’invio formale del documento strategico/programmatico nazionale si è aperta la fase formale dei negoziati con la Commissione: poche le questioni ancora da dirimere, grazie alle integrazioni emerse dal confronto informale che ha portato alla definizione di una posizione comune sulle politiche di coesione per il settennio 2007- 2013. Tra le questioni ancora aperte, quella dell’identificabilità del contributo specifico della politica regionale comunitaria nel nuovo sistema di programmazione unitaria della politica regionale. Dal confronto informale è scaturita inoltre una soluzione condivisa sul tema dell’earmarking (art. 9 e art. 27 del Reg. 1083/2006), con la definizione di indicatori verificabili e misurabili sul contributo dei fondi strutturali all’attuazione della strategia di Lisbona.
Fonte
Dipartimento per le Politiche di Sviluppo
http://www.dps.mef.gov.it/view.asp?file=2007/16324_annunciosudnews.htm&img=new
Riferimenti: Dirinnova

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Attività della società consortile Apras CCT

23 Marzo 2007 2 commenti


Oggi riunione dei soci della Soc. consortile Apras CCT. E’ proseguita la definizione dei patti parasociali.
I partners hanno deciso di fissare un incontro il 18 aprile, con inizio alle ore 15, per una socializzazione delle esperienze di ciascuno. In sostanza si è deciso di conoscersi meglio tra quanti hanno deciso questa nuova impresa del centro di competenza.
Riferimenti: Apras CCT

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Convegno UNIVERSITÀ RICERCA TERRITORIO

22 Marzo 2007 2 commenti


UNIVERSITÀ RICERCA TERRITORIO
Nuove forme di collaborazione
La rappresentazione delle relazioni nel bilancio sociale. La parola agli stakeholder
Cagliari, 16 aprile 2007 Aula Magna Facoltà di Ingegneria – Via Marengo
Programma

I SESSIONE (MATTINA)

ORE 9.00 REGISTRAZIONE PARTECIPANTI

ORE 9.30 INDIRIZZI DI SALUTO:

Pasquale Mistretta ? Magnifico Rettore

Giuliano Murgia ? Presidente Sardegna Ricerche

Eusebio Tolu – Università degli Studi di Sassari

ORE 10.00 APERTURA LAVORI TAVOLA ROTONDA?INNOVAZIONE E SVILUPPO DEL TERRITORIO?
RELAZIONI INTRODUTTIVE

Elisabetta Loffredo ? Università di Cagliari – ? Modalità di intervento dell?Università e degli enti di ricerca sul territorio: il quadro normativo?

Riccardo De Lisa ? Università degli Studi di Cagliari – ? Il finanziamento dell?innovazione tecnologica?

Rappresentante ? Università di Modena

ORE 10.40 COFFEE BREAK

ORE 11.00 INTERVENTI ALLA TAVOLA ROTONDA

Franco Nurzia ? Prorettore Rapporti col Territorio

Francesco Asquer ? Confindustria Sardegna Meridionale

Lino Bistrussu ? VicePresidente ASCOM

Cristiano Erriu ? Direttore Centro Servizi della CCIAA di Cagliari

Francesco Marcheschi ? Direttore Sardegna Ricerche

Silvio Murru ? API Sarda

Elio Pillai ? Direttore Con.s.art.

Carlo Tedde ? Cooperative Terzosettore

Francesco Ventroni ? Direttore del Centro di Programmazione Regionale

Coordina la tavola rotonda Adolfo Lai, Prorettore Ricerca Scientifica Università di Cagliari

ORE 12.30 DIBATTITO

II SESSIONE (POMERIGGIO)

ORE 15.30 RELAZIONE INTRODUTTIVA
Giuseppe Usai – Università di Cagliari
“La responsabilità sociale delle imprese, delle pubbliche amministrazioni, delle entità del terzo settore”

ORE 16 INTERVENTI PROGRAMMATI:
Tiziana Tocco ? CCIAA Cagliari – ?Il bilancio sociale strumento di comunicazione tra le organizzazioni pubbliche e gli stakeholder?

ORE 16.00 ESPERIENZE DI INNOVAZIONE NELLE IMPRESE DELL?AREA VASTA DI CAGLIARI
(IN COLLABORAZIONE CON IL CENTRO SERVIZI ALLE IMPRESE DELLA CAMERA DI COMMERCIO DI CAGLIARI)

DIBATTITO

ORE 17.30 CONCLUSIONE DEI LAVORI

———————————————–
Informazioni:
Università degli studi di Cagliari – Direzione per le relazioni con il territorio, l?innovazione e lo sviluppo ? Centro Unicafor
Direttore: Franco Meloni

Direzione per l?amministrazione della ricerca scientifica e dei progetti finalizzati
Direttore Angela Carreras
Coordinamento organizzativo Lidia Melis

Coordinamento organizzativo:
tel. 070 6756482
Fax 070 6756480
E-mail: dirinnova@amm.unica.it

——————————

Gruppo di coordinamento operativo
Carla Atzeni, Valentina Demurtas, Alessandra Gentili Spinola, Federica Lai, Roberto Meloni, Gabriella Serci, Valentina Spiga, Stefania Tidu, Ignazio Trudu

Riferimenti: Dirinnova

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Innovazione: trend positivo solo nei laureati in scienze e ingegneria

20 Marzo 2007 Commenti chiusi


INNOVAZIONE: SCARSA LA PERFORMANCE ITALIANA
La Commissione Europea ha pubblicato la Innovation Scoreboard del 2006. Per il quarto anno consecutivo si registra una diminuzione del distacco, in termini di innovazione, tra Europa e Stati Uniti .
La Innovation Scoreboard, che è redatta dal Maastricht Economic Research Institute, su incarico della DG impresa e industria, misura la performance in termini di innovazione delle economie degli Stati Membri basandosi su una serie di indicatori (dall?educazione alla spesa in ICT, dagli investimenti in R&S al numero di brevetti).
Dall?indagine di quest?anno risulta che gli stati nordici si confermano, insieme alla Svizzera, tra i leader mondiali, mentre altri Stati membri continuano a faticare a raggiungere la media europea
In particolare l?Italia, la cui performance generale è al di sotto la media europea. Ciononostante, il nostro Paese registra un trend positivo negli anni 1998-2005 per il numero di laureati in scienze e in ingegneria. Non aumenta invece il numero dei brevetti. Come principali ostacoli ad un miglioramento delle performances del nostro Paese vengono indicati la carenza di capitale di rischio e di brevetti e l?occupazione nei settori high tech.

Da sito Ass Ind CA

http://www.assindca.it/news.php?id_news=208
Riferimenti: Dirinnova

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MiUR: L?Università per l?apprendimento permanente. Linee d’indirizzo

18 Marzo 2007 3 commenti


MiUR – Ministero dell?Università e della Ricerca
L?Università per l?apprendimento permanente
Linee di Indirizzo
Napoli, 17 marzo 2007

1. Premesse
L?apprendimento permanente è destinato rapidamente a diventare un compito istituzionale dell?Università, a completamento della sua missione di soggetto fondamentale della ricerca e della formazione superiore rivolta ai giovani.
La necessità sociale del lifelong learning, – prevista da tempo nelle strategie europee e confermata recentemente dalle decisioni dell?Unione [1,2] – è sempre più evidente, sospinta dall?innovazione delle tecnologie, dal confronto e dalla competizione a scala locale, europea e globale. La domanda di questo tipo di formazione mostra del resto una tendenza dirompente alla crescita.
L?Italia si trova in difficoltà, più di quasi tutti gli altri paesi europei, per il raggiungimento degli obiettivi di Lisbona nell?ambito dell?apprendimento permanente [3]. La percentuale della popolazione adulta italiana (dai 25 ai 64 anni) che ha partecipato nel 2005 ad attività di apprendimento permanente è stata del 6,2%, a fronte di una media europea del 10,8%. L?obiettivo di Lisbona per la UE in questo campo è di raggiungere il 12,5% nel 2010. Le ragioni delle nostre criticità (relativamente all?apprendimento a livello superiore in età adulta) sono ben note, e hanno diverse ragioni, tra le quali in particolare:
? la rigidità dei sistemi formativi (Università, scuola, sistema della formazione professionale, etc.) non attrezzati adeguatamente e non orientati istituzionalmente per la formazione delle persone adulte;
? la bassa percentuale di persone con formazione universitaria, che è inferiore alla metà di quella dei paesi più sviluppati. In Italia abbiamo meno persone con istruzione superiore, e dunque meno capacità di iniziativa e di autoapprendimento, e minori possibilità di reazione dei sistemi e dei singoli di fronte al continuo cambiamento che caratterizza la società delle reti.
In una società in rapida evoluzione, la competitività di un paese è legata strettamente alle sue capacità di soddisfare i continui bisogni di apprendimento della popolazione adulta. Per questa ragione, il compito di affrontare in termini nuovi il ritardo dell?Italia in questo settore non è più rinviabile. Ed è un?impresa ardua e di dimensioni così ingenti da poter essere affrontata solo attraverso un crescente e graduale coinvolgimento delle Università.
Il Governo, le Regioni, i diversi attori istituzionali, economici e sociali dovranno intensificare la loro capacità di collaborare. A livello della formazione superiore, la chiave fondamentale del cambiamento è nelle mani delle Università che sono a loro volta chiamate a una graduale accettazione e legittimazione della nuova mission. Oggi il paese sta prendendo coscienza dei problemi connessi alla quantità di risorse richieste per lo sviluppo dell?Università di massa e per la formazione di ricercatori qualificati necessari alla competizione della società dell?innovazione. Occorre che vi sia la stessa consapevolezza riguardo al fatto che nella
MiUR- Linee di Indirizzo Apprendimento Permanente ? Napoli, 17 marzo 2007 1
formazione superiore di massa vanno ricomprese sempre di più la popolazione adulta e le sue esigenze di apprendimento continuo. E nello stesso tempo occorre essere consapevoli del fatto che in nessun paese europeo il lifelong learning universitario si è sviluppato spontaneamente. Il cambiamento di mission si è verificato solo in presenza di un chiaro indirizzo politico e di risorse adeguate da impiegare allo scopo.
2. L?azione istituzionale
Il Governo intende potenziare, stimolare e coordinare insieme alle Regioni le attività di formazione permanente, in un quadro regolato da una legge di principi, attualmente in via di elaborazione congiunta fra i diversi Ministeri. In questo ambito occorre dare vita ad un sistema coordinato ed efficace, nazionale e regionale, per l?apprendimento permanente a livello superiore.
Il sistema di formazione superiore per l?apprendimento permanente dovrà essere, seguendo le indicazioni dell?Unione:
un sistema articolato socialmente e territorialmente, che risponda ad esigenze anche fortemente differenziate
un sistema incentivante le persone e le organizzazioni
un sistema multiattore, basato su una effettiva partnership fra i diversi sistemi formativi
un sistema integrato, monitorato e certificato, in cui sia possibile per le persone capitalizzare gli apprendimenti comunque acquisiti
un sistema innovativo nelle metodologie e nelle tecnologie.
A questo sistema dovrebbero concorrere le Università, le istituzioni scolastiche, le Scuole Superiori ed ogni altra istituzione o agenzia formativa, collegate da un sistema condiviso di promozione della qualità, di accreditamento e di certificazione delle competenze.
Il Governo intende sostenere il ruolo degli Atenei in questo nuovo compito di aiuto alle persone e alle organizzazioni per incrementare la loro competitività, attraverso la facilitazione all?accesso alla conoscenza per tutti. Ciò potrà avvenire attraverso la creazione e disseminazione della conoscenza e dell?innovazione, attraverso azioni orientate alla riforma di sistema, al rafforzamento del management nelle istituzioni di formazione superiore, e alla definizione di specifiche iniziative relativamente all?apprendimento permanente.
Secondo le indicazioni del nuovo Programma Lifelong Learning dell?Unione Europea, il Governo italiano dovrà sostenere con provvedimenti normativi e con politiche incentivanti le azioni delle Università che:
? sviluppino strategie di adeguamento dei percorsi formativi, rendendoli più capaci a rispondere alla domanda di apprendimento permanente proveniente dal mercato del lavoro, dai cittadini e dalla società in generale;
? sviluppino vere e proprie strategie di apprendimento permanente, collegando la formazione universitaria con l?offerta e la certificazione della formazione professionale. A questo fine occorre che esse configurino o contribuiscano a fondare Centri per l?apprendimento permanente della loro area di riferimento, sia in senso territoriale che tematico;
MiUR- Linee di Indirizzo Apprendimento Permanente ? Napoli, 17 marzo 2007 2
? sviluppino strategie attive di finanziamento, facendo incontrare i propri diversi profili istituzionali con la varietà di risorse finanziarie disponibili;
? adeguino la propria struttura interna, di governo e di gestione, per perseguire adeguatamente le loro priorità strategiche. Queste dovrebbero includere la partnership con altre istituzioni e con il mondo dell?impresa e del lavoro, nella logica della costruzione di un Sistema di formazione superiore per l?Apprendimento Permanente, di livello regionale e coordinato nazionalmente;
? aumentino la qualità della propria attività, la trasparenza e valutabilità, la capacità di attrazione.
Per sostenere la capacità delle Università di affrontare le maggiori criticità del sistema-paese in questo campo, occorre declinare le strategie europee sopra ricordate nella realtà italiana. In particolare occorre individuare, fra i molti possibili, gli obiettivi prioritari per il nostro paese a livello di formazione superiore degli adulti, che riguardino almeno cinque grandi settori:
? l?apprendimento permanente per le trasformazioni dell?economia e del lavoro
? l?apprendimento permanente per le professioni
? l?apprendimento permanente per la Pubblica Amministrazione
? l?apprendimento permanente per aumentare il numero dei laureati ?adulti?
? l?apprendimento permanente per ?convertire? i laureati ?deboli?.
Infine le università rispondono alla domanda generale di formazione individuale dei soggetti adulti e alle loro esigenze di crescita personale.
Nella nuova missione istituzionale, le Università possono contare sul notevole campo di esperienze maturate negli ultimi anni, soprattutto in seguito alla riforma degli ordinamenti didattici del 1999, che viene in questa fase rivista criticamente ma che rappresenta tuttora la base utile per impostare nuove strategie.
In particolare dovrà essere valutata complessivamente l?esperienza dei Master, che hanno comunque rappresentato una notevole innovazione del sistema universitario. Le esperienze di apprendimento permanente ? sviluppate in molte Università anche attraverso Corsi di perfezionamento o moduli ?brevi? di apprendimento certificati o anche non formali ? mostrano che il sistema universitario è già in netta evoluzione nella direzione sopra ricordata, e che ci sono le basi utili per prevederne un rapido sviluppo.
3. Gli strumenti
Per passare dallo stadio attuale a una vera e propria azione di sistema, occorre coordinare tra loro diversi livelli di iniziativa e di investimento. In particolare il MiUR ritiene necessario un impegno congiunto con gli altri attori istituzionali, per realizzare:
- una legge di principi e un piano di azione nazionale finanziato sul bilancio statale
- accordi-quadro tra il MiUR, il sistema universitario e altri Ministeri e grandi istituzioni statali
- la sperimentazione di nuovi modelli di iniziativa e di organizzazione delle Università nel quadro di sistemi regionali per l?apprendimento permanente a livello superiore.
MiUR- Linee di Indirizzo Apprendimento Permanente ? Napoli, 17 marzo 2007 3
Per una legge di principi sull?apprendimento permanente
L?intervento del Governo, per predisporre il quale sono al lavoro congiuntamente il MiUR, il Ministero della Pubblica Istruzione, il Ministero del Lavoro e quello dell?Innovazione, in vista del confronto con le Regioni, ha lo scopo di fornire un quadro normativo e di indirizzo più definito e adeguato, e di istituire un Piano di azione nazionale, adeguatamente finanziato, definendone gli strumenti attuativi.
Gli accordi di sistema
Al fine di avvicinare la realizzazione degli obiettivi sopra ricordati, il MiUR intende attivarsi per la stipula di accordi-quadro con i Ministeri, volti a incentivare e organizzare l?offerta formativa delle Università in modo coerente con gli obiettivi di innovazione e di formazione delle risorse umane. Accordi-quadro verranno inoltre stabiliti con le Regioni, sulla base delle loro competenze in materia di formazione, di ricerca e di innovazione. Essi potranno prevedere il cofinanziamento da parte del MiUR di attività concordate con le Regioni, in riferimento alla valorizzazione dei territori, nel quadro di un necessario coordinamento nazionale. L?azione del MiUR sarà inoltre indirizzata ad accordi generali e specifici con le parti sociali, gli ordini e le associazioni professionali. L?attività di indirizzo del MiUR verrà coordinata con la CRUI, in coerenza con i ruoli da essa svolti per l?innovazione del sistema universitario.
I Centri per l?Apprendimento Permanente delle Università
Le Università saranno incentivate a intraprendere azioni relative alla nuova missione, e saranno valutate sulla base dei risultati. Un processo che implica innovazioni riguardo ai compiti istituzionali dei docenti, all?organizzazione della didattica, alle nuove professionalità del personale tecnico e amministrativo necessarie, al tutoring e alle stesse forme organizzative.
Le Università hanno già sviluppato diverse esperienze e modalità innovative in questa direzione. Una proposta da mettere in campo può essere quella di realizzare negli Atenei i CAP ? Centri per l?Apprendimento Permanente.
I Centri dovranno organizzare i servizi per le persone e per le organizzazioni relativi a percorsi formativi articolati, su base individuale e/o sulla base delle esigenze delle organizzazioni per aiutare le persone nel loro sviluppo professionale. I Centri dovranno inoltre curare la formazione dei formatori necessari alla nuova tipologia di offerta didattica. Saranno i Centri a realizzare una effettiva partnership con il territorio, le organizzazioni professionali, le imprese.
I CAP e il sistema nazionale e regionale per l?apprendimento permanente
I Centri delle Università dovranno operare in un quadro regionale e nazionale. Esso richiede la realizzazione di un sistema di accreditamento e del riconoscimento degli apprendimenti, comunque acquisiti (formali, informali, non formali), con procedure di qualità e certificabili. Ciò potrà avvenire sulla base di Linee Guida nazionali, al fine di collegare queste funzioni al futuro sistema nazionale di certificazione. Questo definirà standard minimi di competenze e di certificazione, in una prospettiva di integrazione tra i diversi sistemi formativi (cfr. le strategie dell?Unione nell?ambito delle iniziative ECVET, Europass, Quadro Europeo delle Qualifiche EQF, ecc.); sarà compito delle Regioni coordinare e integrare l?offerta formativa in sistemi per l?apprendimento permanente, su base sia territoriale che tematica, aggregando le Università e gli altri attori del sistema.
MiUR- Linee di Indirizzo Apprendimento Permanente ? Napoli, 17 marzo 2007 4
Le attività fondamentali dei Centri per l?Apprendimento Permanente
Possono essere individuate almeno tre linee di azione, riguardo alle quali un Ateneo può sviluppare nuove iniziative che corrispondano alle richieste degli obiettivi sia comunitari che nazionali, e alle esigenze espresse da utenti reali e potenziali oltre che dal sistema produttivo e sociale.
A) Una prima linea riguarda il riconoscimento delle esperienze e competenze apprese in altri contesti (prevalentemente l?apprendimento informale legato al lavoro). Questa linea porta a realizzare almeno due obiettivi: 1) il riconoscimento per l?abbreviazione di un percorso universitario per coloro che hanno maturato esperienze significative di tipo professionale in un ambito riconoscibile come affine (centrale o periferico) al percorso universitario richiesto; 2) lo sviluppo di percorsi di formazione universitaria più personalizzati e corrispondenti maggiormente alle capacità e competenze sia possedute che da sviluppare, attraverso una didattica più pertinente con le esigenze di tali studenti.
B) Una seconda linea riguarda lo sviluppo di corsi universitari (sia corsi di laurea che corsi di formazione post laurea, come i Master, i perfezionamenti, i moduli certificati) più flessibili nella durata, nei contenuti e nelle metodologie, ad es. integrando metodologie in presenza con metodologie e-learning, per corrispondere a percorsi più specializzati e alle esigenze di professionalizzazione di adulti lavoratori. Occorre inoltre intraprendere azioni mirate per il rientro in percorsi di laurea di centinaia di migliaia di lavoratori che hanno abbandonato gli studi universitari prima di concluderli.
C) Una terza linea riguarda la collaborazione con le organizzazioni pubbliche e private che necessitino di accrescere e sviluppare le competenze dei propri lavoratori e che attraverso forme specificatamente individuate (come ad esempio modelli di Work Based Learning) potrebbero essere coinvolte nello sviluppo di partnership con l?Università per creare percorsi formativi capaci di qualificare i lavoratori adulti favorendo l?integrazione tra l?attività professionale e la formazione universitaria. Si tratta di sviluppare l?integrazione e la co-progettazione tra imprese e Università, per costruire percorsi formativi capaci di migliorare le competenze dei lavoratori e di qualificare meglio le risorse umane, ma anche di valorizzare le competenze possedute e arricchire il sistema universitario di esperienze professionali significative. In una logica di mutuo sviluppo, una progettualità congiunta fondata sulle esigenze reciproche, non può che apportare qualità e qualificazione per potenziare e sviluppare le professionalità.
4. L?e-Learning
Le metodologie di e-Learning potranno trovare nell?offerta formativa per l?apprendimento permanente un ruolo fondamentale, potendo esplicare in pieno le proprie potenzialità.
Gli ultimi anni hanno visto svilupparsi nel nostro Paese esperienze di e-learning significative ma non sempre soddisfacenti (l?esperienza in corso delle attuali ?università telematiche?, ad esempio, non sembra contribuire ad un atteggiamento favorevole). Malgrado ciò si espande positivamente l?esperienza di modelli formativi basati sull?uso, almeno parziale, dell?e-learning a supporto del processo formativo. Nella situazione attuale, si tratta in buona parte di esperienze nate in modo spontaneo e su base volontaristica, non commissionate (e quindi spesso prive di obiettivi ben definiti) né coordinate (a volte neppure all?interno di una stessa istituzione). Il sistema è maturo per un salto di qualità, basato sul confronto fra queste
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esperienze, che inizia a funzionare come motore di innovazione a livello delle comunità degli addetti. Le Università, infatti, si stanno dotando di centri di progettazione e sviluppo; le istituzioni della formazione manageriale hanno analizzato modelli e realizzato programmi; le associazioni scientifiche organizzano convegni, e si è sviluppato il campo delle ricerche e delle pubblicazioni sull?e-learning.
Ciò che ancora manca è un progetto di sviluppo dell?e-learning su base nazionale. Gli studi nelle varie realtà europee sullo stato dell?e-learning e sui modelli di alta formazione supportati dall?innovazione tecnologica ? in aumento negli ultimi anni grazie ai progetti UE e alle iniziative nazionali ? raccomandano che vi sia un?azione forte di indirizzo da parte delle istituzioni.
Il MiUR intende da un lato regolare, di concerto con il Ministero per le Riforme e le Innovazioni nella P.A., attraverso uno strumento normativo previsto dalla legge 286/2006, l?accreditamento dei corsi universitari on line secondo nuovi standard qualitativi; dall?altro intende incentivare le Università a sviluppare questo settore di attività, e sottoporre a valutazione i risultati. Occorre perciò attuare, in connessione con lo sviluppo dell?apprendimento permanente che è terreno privilegiato per l?e-learning rivolto a lavoratori adulti, un?azione di indirizzo e di sostegno delle attività gestite da Università, Istituzioni di formazione, Pubblica Amministrazione e altri soggetti, con lo scopo di indirizzare gli interventi nel settore, aggregare e coordinare le esperienze in atto, diffondere l?innovazione nel settore della formazione.
5. Le risorse per l?apprendimento permanente
L?Unione Europea individua nel Lifelong Learning uno strumento essenziale per sviluppare la società della conoscenza. Dal punto di vista delle risorse, il sistema di apprendimento permanente per svilupparsi dovrà quindi poter contare su risorse ingenti sia nazionali che europee. Nello stesso tempo, l?apprendimento permanente sarà sempre più avvertito dalle persone come un compito e un investimento sulle capacità individuali, necessario e allo stesso tempo facilitato dalle istituzioni. Per questo, il sistema si alimenterà anche in ragione dell?investimento che le singole persone decideranno di rivolgere verso la loro formazione nell?arco della vita, come già accade in tutti i paesi sviluppati e come accade anche in Italia in misura già notevole per la formazione continua nelle imprese e le professioni (formazione continua, Fondi Interprofessionali, formazione per alcune categorie professionali ecc.).
Per quanto riguarda le Università, già per il triennio 2007-2009 il MiUR richiederà di individuare e certificare le azioni attraverso una relazione annuale relativamente alla previsione per l?anno accademico successivo. Sarà richiesto un rendiconto e una valutazione interna delle attività svolte nell?anno accademico precedente, e si procederà al conferimento dei dati a una apposita sezione dell?anagrafe dell?offerta formativa. I programmi e le attività intrapresi saranno oggetto di valutazione nazionale attraverso l?ANVUR (Agenzia nazionale per la valutazione università e ricerca). Sulla base di queste valutazioni verranno assegnate le risorse nazionali.

RIFERIMENTI
1. Commissione delle Comunità Europee ? Educazione degli adulti: non è mai troppo tardi per apprendere. (Bruxellels, 23.11.2006 -COM(2006)614).
2. DECISIONE N. 1720/2006/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO che istituisce un programma di azione nel campo dell?apprendimento permanente. (24.11.2006, L. 327/45-78
3. Commission of the European Communities, 2006. PROGRESS TOWARDS THE LISBON OBJECTIVES IN EDUCATION AND TRAINING

Documento tratto dal sito: www.miur.it

Documento

Nella foto il Ministro Mussi

Riferimenti: Unicafor

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